Il maestro e compositore Lelio Luttazzi è morto stanotte nella sua casa, a Trieste. Lo si è appreso dal suo amico e agente, Roberto Podio, portavoce della famiglia. Aveva 87 anni e soffriva da tempo di una neuropatia. Lelio Luttazzi è stato un grande musicista e direttore d'orchestra ma è stato anche uno dei personaggi di maggior successo della canzone italiana degli anni '50 e '60 ma soprattutto un protagonista della televisione, dell'epoca d'oro di Studio Uno, della radio e del cinema. Studente all'Università di Trieste in Giurisprudenza durante la guerra, iniziò a suonare il pianoforte a Radio Trieste e a comporre le sue prime canzoni. Nel 1943 avvenne l'incontro che gli cambiò la vita: con alcuni suoi compagni di università si esibì al teatro Politeama in uno spettacolo musicale, per aprire il concerto di Ernesto Bonino, cantante torinese molto noto all'epoca, che rimase colpito da Luttazzi, al punto di chiedergli, al termine dello show, di comporre una canzone per lui. Lelio ci provò e gliela spedì, con poca convinzione, ma nel 1944 Bonino la incise: è la celeberrima Il giovanotto matto, che diventò un grande successo. Terminata la guerra, Luttazzi apprese dalla Siae che con i diritti d’autore aveva guadagnato 350.000 lire di allora, e decise quindi di fare il musicista. Nel 1948 si trasferì a Milano e iniziò a lavorare con il concittadino Teddy Reno presso la casa discografica CGD, con l'incarico di Direttore Musicale; sempre per Teddy Reno nel 1948 scrisse Muleta mia. Nel 1950 a Torino assunse l'incarico di Direttore d'Orchestra e diresse l'orchestra d'archi della Rai; da lì iniziò una carriera strepitosa come artista a tutto tondo. Scrisse canzoni dal carattere apertamente jazzistico e piene di swing interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale: tra le più note si ricordano Senza cerini, Legata ad uno scoglio, Timido twist, Chiedimi tutto. Ha composto brani come Una zebra a pois, cantata da Mina, Vecchia America per il Quartetto Cetra, Eccezionalmente, sì per Jula De Palma, Souvenir d'Italie con la sua raffinata tecnica jazz; si è lanciato anche nel divertissement El can de Trieste, cantata in dialetto. Nella sua lunga carriera saranno oltre 400 le canzoni scritte. Luttazzi apparteneva a quella figura tipica della televisione, del musicista con capacità comiche ed intrattenitore, un ruolo che lo ha portato a condurre programmi come «Ieri e Oggi», «Studio Uno», «Il Paroliere», «Doppia coppia». Probabilmente l'apice della popolarità lo ha toccato grazie ad «Hit Parade» uno dei più longevi programmi radiofonici, uno dei primi esempi italiani di trasmissione dedicata alle classifiche di vendita dei dischi trattate con lo spirito del varietà. Ha anche composto le colonne sonore di film tra cui Totò, Peppino e la malafemmina, Totò lascia o raddoppia? e Venezia, la luna e tu. La sera dell' 8 ottobre 2006 è stato ospite d'onore della trasmissione di Fiorello «Viva Radio2», che, nell'occasione, andava in onda contemporaneamente sia alla radio che alla televisione. A novembre 2006 in una magnifica serata all’Auditorium di Roma, il presidente della Siae, Giorgio Assumma, l’aveva premiato con l’Albero della Creatività, il riconoscimento dedicato ai grandi artisti, alla presenza di tanti amici e musicisti che avevano interpretato le sue canzoni, poi contenute nel cd,Per Amore. (In alto Lelio Luttazzi in un ritratto di Roberto Guberti)
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